
C’è un filo rosso, neanche poi così sottile, che tiene assieme il crack dell’ospedale San Raffaele di Milano, la regione Lombardia con il suo presidente Roberto Formigoni e la potentelobby di Cl. Se lo si segue si arriva sulle sponde dell’Adriatico, a Rimini, in agosto, quando i turisti si godono le vacanze estive e i ciellini accorrono da tutta Italia a prestare il loro contribuito gratuito per la gloria del Meeting per l’amicizia fra i popoli.
Nella bufera che ha scoperchiato la presunta società a delinquere che avrebbe messo in piedi da don Luigi Verzè con l’orchestrazione del suo braccio destro Mario Cal, il manager che si è suicidato lo scorso 18 luglio, non c’era posto solo per le tangenti, ma anche per lesponsorizzazioni ed è così che si è arrivati a Fernando Lora della Progetti Srl e al Meeting riminese.
A far luce sulla vicenda è l’indagine della procura di Milano: i fornitori che avevano a che fare con Don Verzè e Cal dovevano restituire in nero una parte dei soldi ricevuti. Accettare il sistema significava ricevere nuove commesse e dunque lavorare, un sistema blindato che proteggeva anche dai contraccolpi nefasti della crisi, almeno fintantoché è durato.
Lorna, sentito dal pm della procura di Milano Luigi Orsi, ha detto che gli è stato chiesto più volte dai vertici del San Raffaele di fornire un suo sostegno economico per la realizzazione della kermesse ciellina.
“Tra il 2002 e il 2003 –ha dichiarato- la Progetti srl ha finanziato il Meeting di Rimini per totali 200 mila euro. Si è trattato di dar seguito a un esplicito invito di Mario Cal, il quale mi ha detto che così operando ne avrebbe comunque tratto beneficio”. “Io acconsentii a tali richieste – ha aggiunto l’imprenditore – per 216.000 euro e la mia società ebbe modo di esporre la cartellonistica con il logo aziendale e comparve tra gli sponsor della manifestazione”.
Un’offerta che non si poteva rifiutare, quella di don Verzé. Se Lora non avesse accettato il potente don “avrebbe dovuto rivolgersi a qualcun altro perché considerato non più collaborativo nell’elargizione delle stecche”. D’altronde, come ebbe a giustificare Cal occorreva “mandare avanti la baracca”.
La Progetti Srl di Lora si occupa di progettazione, realizzazione e manutenzione degli impianti industriali. Nel profilo aziendale pubblicato sul sito si legge, che “nel settore ospedalieroProgetti è partner storico dell’istituto San Raffaele di Milano”.
Si spiega inoltre che la società ha numerosi “interlocutori con i quali il team lavora fianco a fianco favorendo lo sviluppo di relazioni che si basano sulla stima reciproca, per andare oltre i tradizionali rapporti di lavoro”.
E oltre è andato sicuramente il patron Fernando Lorna, in una relazione pericolosa intessuta con il prete manager.
Navigando sul sito della Progetti si scopre anche che l’azienda ha base in Italia a Milano e progetti avviati in Spagna, Messico e India. Nel capoluogo lombardo sono presenti due delle sedi italiane, una delle quali si trova in via dell’Olgettina 60, vicino al civico 65, la palazzina delle ragazze del bunga bunga.
Chiamata direttamente in causa dalle dichiarazioni di Lora la fondazione del Meeting ciellino di Rimini ha chiarito la sua posizione. “La Progetti Srl è una delle società che in questi anni hanno investito in comunicazione e promozione nella nostra manifestazione. Il rapporto con l’imprenditore Fernando Lora e con la sua società è stato un puro rapporto di natura commerciale, svoltosi e documentato nella massima trasparenza e regolarità”.
Si chiama fuori da ogni ulteriore implicazione Cl, dichiarando la sua estraneità ai fatti e aggiungendo “non sapevamo e non sappiamo se ci fosse dell’altro tra Fernando Lora e il San Raffaele”.
Il fondatore del San Raffaele intanto è indagato per la bancarotta, conseguente al crack finanziario che ha visto il colosso ospedaliero milanese debitore per 1,5 miliardi di euro. I reati ipotizzati sono associazione per delinquere finalizzata all’ appropriazione indebita, alla frode fiscale, alla distrazione di beni e al riciclaggio.
Occorrerà aspettare la prosecuzione delle indagini per chiarire una trama di collusioni che sembra riservar ancora nuove rivelazioni.
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ARCHIVIO | di Redazione Il Fatto Quotidiano
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ECONOMIA & LOBBY | di Eleonora Bianchini
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ARCHIVIO | di Enrico Bandini
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GIUSTIZIA & IMPUNITÀ | di Redazione Il Fatto Quotidiano
18 novembre 2011
Crac San Raffaele, lungo interrogatorio
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E’ in corso da stamattina l’interrogatorio di Pierangelo Daccò, l’imprenditore fermato nella notte tra il 15 e il 16 novembre nell’ambito dell’inchiesta sul crac del San Raffaele, l’ente ospedaliero fondato da don Luigi Verzè travolto da un “buco” di circa un miliardo e mezzo di euro. Il fermo è stato...Leggi il resto >
CRONACA | di Redazione Il Fatto Quotidiano
30 settembre 2011
San Raffaele, scatta l’inchiesta penale
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Dopo la richiesta di fallimento, per il crac del San Raffaele scatta l’inchiesta penale. I pm della Procura di Milano Luigi Orsi e Laura Pedio hanno aperto un’indagine a carico dell’ex management della fondazione per bancarotta, ostacolo agli organi di vigilanza e fatture false per operazioni inesistenti. Tra le fonti di prova... Leggi il resto >
CRONACA | di Redazione Il Fatto Quotidiano
11 agosto 2011
L’Espresso: “Spunta l’ombra della camorra
sui grandi appalti del San Raffaele”
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ARCHIVIO CARTACEO | di Marco Politi
24 luglio 2011
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ECONOMIA & LOBBY | di Vittorio Malagutti
21 luglio 2011
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San Raffaele, interrogato Daccò: “I fondi neri c’erano, ma non ho mai pagato i politici”
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GIUSTIZIA & IMPUNITÀ | di Redazione Il Fatto Quotidiano
14 dicembre 2011
San Raffaele, i politici temono di essere indagati e s’informano in Procura
Alcuni politici si sarebbero informati, presso la Procura di Milano, per sapere se fossero indagati nell’inchiesta sul crac del San Raffaele. L’indiscrezione arriva da ambienti giudiziari. Attraverso alcuni legali, sarebbero arrivate richieste formali e informali in questo senso. Il codice di procedura penale, infatti, consente a... Leggi il resto >
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BLOG | di Pino Corrias
3 dicembre 2011
Formigoni, che disse sì alla bambola in lista
In una preziosa intervista a Repubblica, Roberto Formigoni, presidente di quel che è ancora rimasto a piede libero della Regione Lombardia, rivela di avere chiesto informazioni su Nicole Minetti a don Verzé, il presidente aviatore del San Raffaele. Deve essere stata una scena di prim’ordine. Roba buona per Monicelli. Leggi il resto >
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CRONACA | di Marco Lillo
27 novembre 2011
Lo scandalo delle case di Mostacciano nelle carte dell’inchiesta sul crac del San Raffaele
Finalmente una Procura si interessa della storia delle ville del San Raffaele di Mostacciano, uno scandalo denunciato due anni fa dal Fatto. Due delle tre ville sono state comprate nel 2009 dall’Ifo di Roma (ente regionale che gestisce l’ospedale Regina Elena) al prezzo stratosferico di 10 milioni. Quei soldi, stanziati dal ministero... Leggi il resto >
CRONACA | di Davide Milosa
24 novembre 2011
Firme false alle regionali lombarde
La procura si costituisce parte civile
La Procura di Milano si è costituita oggi come parte nella causa civile avviata dai Radicali contro l’amministrazione regionale e i consiglieri per chiedere l’annullamento delle elezioni. La Procura ha depositato nella causa civile la perizia effettuata in sede di indagini penali in base alla quale è stata contestata la... Leggi il resto >
Muccioli silurato dalla sua San Patrignano. Ripescato come consulente Asl in Lombardia
Formigoni nega di aver preso lui la decisione, ma i rapporti di stima con l'erede del fondatore della comunità di Coriano sono noti e passano anche da Cl. Poco importa se l'erede di Vincenzo ha lasciato (ai Moratti) un buco da 20 milioni e si sia costruito a spese di "Sampa" una villa di 3 piani e su 900 metri quadri. Pd e Sel lombardi sulle barricate

Il modello San Patrignano esportato, per la prima volta, all’interno di un’azienda sanitaria pubblica, la Asl numero 1 di Milano, dove a giorni dovrebbe entrare Andrea Muccioli, figlio di Vincenzo, numero uno della comunità romagnola fondata dal padre per lunghi 16 anni. Sedici anni che si sono conclusi tre mesi fa, quando Muccioli è stato silurato, causa un buco da 20 milioni di euro e un bilancio di gestione che più che esprimere un concetto di comunità ha portato a una guerra per bande, con i 1500 ragazzi divisi in gruppi, l’uno contro l’altro. Ma soprattutto i soldi, la gestione non limpida delle casse dalle quali Muccioli avrebbe prelevato migliaia di euro per costruirsi una reggia piuttosto che un’abitazione.
E’ stato così che Muccioli, su pressione dei Moratti, Letizia e Gian Marco, azionisti di riferimento di San Patrignano, ha dovuto lasciare. E, dopo un periodo di silenzio, forse concordato, è sbarcato – indiscrezioni non smentite – a casa di Roberto Formigoni con la qualifica di consigliere per le droghe dell’Asl numero 1 a Milano, addetto al supporto della valutazione delle comunità. Un ruolo di prestigio, ma soprattutto delicato. Un ruolo dove Muccioli esporterebbe nel pubblico il modello San Patrignano che, tra coni d’ombra su episodi mai chiariti e metodi riabilitativi mai resi noti fino in fondo, sarebbe quanto meno discutibile. Forse addirittura pericoloso.
Lo ha deciso – anche se il governatore smentisce che la decisione sia sua – Formigoni, che al giovane Muccioli è legato non solo da stima, ma anche da questioni di Comunione e Liberazione: il meeting di Rimini da sempre viaggia a braccetto con la potente macchina di San Patrignano, industria da 30 milioni di fatturato (12 provenienti dalle attività, 15 dall’assegno annuale di papà Moratti e 3,5 di finanziamenti pubblici) non solo mette a disposizione del meeting soldi e sponsor, ma anche braccia per mettere in piedi la coreografia dell’appuntamento annuale dei cattolici cresciuti nel nome di don Giussani.
La notizia – non c’è ancora nessuna delibera, ma è solo in attesa della firma in calce – ha già scatenato la rabbia delle opposizioni, in particolare i consiglieri regionali della Lombardia di Sel, Giulio Cavalli e Chiara Cremonesi. “La notizia ci lascia letteralmente sconcertati. Muccioli e San Patrignano incarnano l’idea di una modalità educativa e di cura assai discutibile, che ha palesemente fallito, investita da ombre pesanti sui metodi e persino da vicende giudiziarie. Un disastro che è stato anche economico e amministrativo, con una comunità al tracollo, un buco finanziario di svariati milioni e il recente allontanamento del figlio del suo fondatore. Considerato che la nomina non è ancora stata formalizzata, auspichiamo un ripensamento. In caso contrario, si tratterebbe oltretutto di uno schiaffo inaccettabile al terzo settore, che in Lombardia vanta esperienze e risorse professionali e umane di grande livello, da anni impegnate nella prevenzione e nel contrasto al consumo di sostanze stupefacenti. Forse con meno visibilità pubblica di Muccioli, ma certamente con ottimi risultati”. Decisione che non piace nemmeno a larga parte del Pd.
Ma Formigoni non sembra abbia intenzione di ripensarci o, comunque, se davvero lui – come affermano in Regione Lombardia – è estraneo alla decisione, non si metterà mai di traverso, anche perché l’accordo con Muccioli parte da lontano, dalla Riviera Romagnola, appunto, e sembra esclusa qualsiasi forma di ripensamento.
Andrea Muccioli aspetta. Perché l’erede designato di papà Vincenzo, non ha nessuna voglia di finire ai giardinetti. Non ha l’età. Lo disse chiaramente anche ai coniugi Moratti, Letizia e Gian Marco, che sono riusciti a rimuoverlo da San Patrignano solo dopo lunghe trattative e lo hanno spinto a firmare le dimissioni. Motivi economici, in primis: la comunità, per la prima volta nella sua storia, si trovava sommersa da venti milioni di debito, e le cause erano da riportare alla gestione allegra di Andrea. Soprattutto a quella casa che si è fatto costruire nel tempoall’interno del recinto di San Patrignano: tre piani, novecento metri quadri calpestabili e un valore che si aggira attorno ai quattro milioni di euro. Una spesa di mezzo milione di euro solo per le scale e 20 mila euro per un porta telefono in legno di Norvegia. Piccolezze, forse, ma che avrebbero contribuito ad arricchire un bilancio dissestato.
Ma Andrea si è trovato di fronte anche le resistenze dei colonnelli del fu padre Vincenzo, in particolare Franz Vismara, già arrestato per falsa testimonianza e depistaggio ai tempi del processo per l’omicidio di Roberto Maranzano, ucciso all’interno della comunità di Coriano. Fu Vismara, qualche mese fa, a sfogarsi nel corso di una riunione di famiglia con i Muccioli e i Moratti: con la gestione di Andrea non possiamo continuare. Ci sono i debiti, disse rivolto a Gian Marco Moratti, ma anche una comunità che non è più tale: sospetti, odio, fazioni schierate e pronte alla guerra.
Fu a quel punto che Letizia e Gian Marco Moratti chiesero di farsi da parte. In qualche modo e sotto altre forme sarebbe tornato a lavorare. Forse non pensavano alla Lombardia, ma un posto al sole gliel’avrebbero garantito.
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CRONACA | di Redazione Il Fatto Quotidiano
28 agosto 2011
San Patrignano, Muccioli lascia la
comunità
La notizia di una sua uscita di scena era considerata imminente da tempo. Adesso è ufficiale: due giorni fa Andrea Muccioli ha rassegnato le dimissioni da tutti gli incarichi che ricopriva a San Patrignano, la comunità per la cura dalla tossicodipendenza fondata nel 1978 su iniziativa di suo padre Vincenzo Muccioli. Leggi il resto >
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BLOG | di Achille Saletti
30 giugno 2010
Il cattivo esempio di chi deve dare il buon esempio
E’ notizia di questi giorni, riportata dall’autorevole quotidiano La Voce di Rimini: Andrea Muccioli, figlio del fondatore di San Patrignano è stato denunciato per oltraggio a pubblico ufficiale. Il fatto è accaduto a seguito di una partita di pallacanetro ospitata dalla comunità e per l’intervento dei carabinieri finalizzato a... Leggi il resto >
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ECONOMIA & LOBBY | di Eleonora BianchiniARCHIVIO CARTACEO | di Vittorio Malagutti
24 agosto 2011
Le vie di Cl portano off-shore
Milano – Che ne sapranno mai in Nuova Zelanda dei business milionari dei ciellini, tra grandi appalti, alberghi e pale eoliche? Eppure, seguendo gli affari degli uomini d’oro della Compagnia delle Opere, si arriva proprio nel Paese degli All Blacks, in un sobborgo di Auckland, la più grande città neozelandese. In Parnell road,... Leggi il resto >
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ARCHIVIO | di Enrico Bandini
18 agosto 2011
Come Comunione e liberazione è entrata (e comanda) nelle Coop rosse
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BLOG | di Riccardo Lenzi
27 maggio 2011
Lo strano caso del ragionier Sansavini
Se il politico romagnolo più conosciuto è Vasco Errani, forse l’imprenditore più influente è il ragioniere-milionario Ettore Sansavini, fondatore di GVM-Gruppo Villa Maria. Sconosciuto ai più, rispettato e riverito dai potenti, va d’accordo con tutti: comunisti, repubblicani, ciellini. E persino con la Libia. Intoccabile e... Leggi il resto >
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ARCHIVIO CARTACEO | di Redazione Il Fatto Quotidiano
Padova, scoppia una nuova Why nor. A giudizio per truffa gli uomini di Don Giussani
Padova Scoppia una “Why Not” in salsa veneta. È piombato infatti un terremoto sulla Compagnia delle Opere del Nord Est: l’ex presidente della CdO Nordest Graziano Debellini e altri nove esponenti di spicco del movimento sono stati rinviati a giudizio a Padova con l’accusa di truffa aggravata ai danni dello
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